La Composizione dell'HipHop nella manifestazione

La Composizione dell'HipHop nella manifestazione
Pubblicato il 23 agosto, 2022
Lettura: 14 min read
Articolo di Matteo Benacchio

Questo è un capitolo fondamentale per quanto riguarda il nostro punto di vista dandoci l'idea di quanto l'Hiphop sia complesso, e di quanta superficialità poniamo quotidianamente nell'approccio a questo movimento.

Capitolo tratto da una delle nostre prossime pubblicazioni "Manuale per l'unificazione dell'Hip Hop - come risolvere conflitti e incomprensioni nella scena Hip Hop tramite la conoscenza". Il testo sarà il N°1 della nostra collana Culture: Knowledge Reign Supreme.

Multidimensione HipHop -l’utilizzo della ragione per la comprensione della Mothership- la necessità di un’ampia visione.

Il viaggio è il simbolo per eccellenza dell’espansione dei nostri orizzonti (fisici o mentali) e lo stesso universo (che da quello che sappiamo si sta espandendo) ci permette di ampliarli ogni giorno della nostra vita. Questa espansione nella vita quotidiana avviene attraverso noi stessi e l’ambiente che ci circonda. Se consideriamo la nostra psiche sommata all’ambiente esterno, otteniamo un ambiente pluri spaziale, diviso tra spazio interiore e spazio esteriore, multispazio in cui viviamo e che cerchiamo di capire. Molti di noi per sopravvivere o per evolversi all’interno di questo mondo, dal 1973 in poi, hanno scelto di ampliare i propri orizzonti attraverso l’Hiphop. La nostra “mothership” la quale guida il nostro viaggio evolutivo, per qualche motivo è questa Cultura, una navicella multidimensionale, multitemporale, multirazziale e multiculturale complessa e stratificata, che raccoglie all’interno di sé una moltitudine di elementi *nota (qui come elementi non si intendo solo le varie discipline, ma anche i valori, gli anni , le storie, i principi, i prodotti e tutto ciò che compone questo movimento) che si fondono nei suoi metalli, costituenti dell'impalcatura del suo stesso veicolo interspaziale, creato inconsciamente per l’espansione di sé. E’ interessante constatare come il viaggio e l’espansione implichino un aumento dello spazio a propria disposizione, creando a loro volta ulteriori nuove dimensioni (interiori od esteriori) che ci permetteno di fare esperienza della profondità. Quest’ultima è fondamentale per il concetto di unione, obiettivo essenziale del nostro viaggio nei misteri dell’Hiphop. Possiamo quindi dire un’ampia visione (ovvero una visione che raggiunge una vasta profondità) è lo strumento fondamentale quando si tratta di studiare un soggetto multidimensionale come l’Hiphop, costituito da una miriade di dimensioni e sfaccettature, e vorrei sottolineare che qui come dimensioni si intendono i vari mondi presenti all’interno della Cultura, partendo dai 10 elementi, per proseguire all’interno dei variegati mondi dentro ad ognuno di questi, fino a raggiungere aspetti molto più sottili che sviluppano ulteriori dimensioni all'interno di essi creano la nostra matrioska HipHop multidimensionale, che poi vedremo nel prosieguo dei capitoli. La multidimensionalità dell’HipHop viene data dall’innumerevole numero di componenti che l’hanno formata, infatti ogni elemento di questa Cultura ha già di per sé un mondo, una storia, una cultura e quindi una dimensione a sé stante, motivo per cui quando si utilizza la parola Hip Hop si intende il pacchetto completo di tutte queste dimensioni all’interno della “mothership”. Per questo senza un’ampia visione è difficile raggiungere una certa profondità di veduta e di significato in una materia così complessa come l’Hip Hop. Ampia visione che infine si traduce in lungimiranza e che insieme alla profondità si tradurrà in consapevolezza creeranno, insieme, quello che potremmo chiamare una visione conscia complessiva (la quale è l'obiettivo di questo libro alla fine dei conti). Infatti la lungimiranza è un soggetto creato dall’interazione tra la profondità di comprensione e l’ampiezza di visione, più grande è la visione, più grandi saranno lo spazio e le persone incluse al suo interno, e più grande sarà la comprensione di esse, e più saggia sarà la visione, ricordiamo infatti che questo viaggio per l’unificazione dell’Hip Hop parte dai conflitti esistenti all’interno della “Mothership”, ma come spiega Yuval Noah Harari i conflitti esistono per consentirci di capire meglio il percorso verso l’unità:

“Se Le tensioni, i conflitti e i dilemmi irrisolvibili sono le spezie di ogni cultura, ogni essere umano che appartenga a qualche cultura deve abbracciare credenze contraddittorie e sentirsi lacerato da valori incompatibili. E’ una caratteristica così essenziale da avere persino un nome: dissonanza cognitiva. La dissonanza cognitiva è spesso considerata una défaillance della psiche umana, in realtà è un punto di forza, ed è vitale. Se non fossimo sttati capaci di avere credenza e valori contraddittori, probabilmente sarebbe stato impossibile istituire a mantenere qualsiasi cultura umana.(...) è proprio lì (...) che li potrà capire meglio (i suoi valori). (...) Nel corso dei millenni, certe culture piccole e semplici si sono agglomerate in civiltà più grandi e complesse, così che nel mondo si è formato un numero via via minore di megaculture, ciascuna delle quali è diventata sempre più grande e complessa. (...) A livello micro, pare di poter osservare che, per ogni gruppo di culture che si integrano a formare una megacultura, manda in pezzi un'altra megacultura. (...) faremo meglio ad adottare un punto di vista di un satellite spia cosmico che scandisca non i secoli, ma i millenni. Da questa prospettiva diventa chiaro in modo cristallino che la storia si sta muovendo senza posa verso l'Unità.” Yuval Noah Harari *nota Tratto da pag 210-211 di “Sapiens da animali a dei, breve storia dell’umanità” Bompiani 2024

Come vedete dalla citazione l’aspetto unitario, in questa baraonda di frazionamenti, può essere notato solo tramite un’ampia visione -il satelllite- che colga la visione complessiva. Per compiere ciò all’interno di una Cultura è però necessario proprio uno degli elementi fondamentali della Cultura Hip Hop stessa “la conoscenza” perché “Knowledge Reign Supreme” nota* “La conoscenza regna suprema” come direbbe KRS-One. La conoscenza è l’unico strumento che la coscienza possiede per comprendere lo spazio tempo, senza conoscenza non ci sarebbe separazione, per cui neanche la possibilità di riconoscere l’unità dietro la divisione, il processo della conoscenza è un viaggio spaziale dove poi si deve tornare indietro come i gamberi per osservare tutto quello che si è raggiunto, ma dalla posizione di partenza, quello che viene chiamata retrospettiva, per questo la knowledge è sempre stata il punto fondamentale della Cultura Hip Hop, anche perché di base senza conoscenza della Cultura, non esisterebbe una cultura. Quindi, ritornando al nostro viaggio, il primo step è sicuramente l’acquisizione di un’ampia veduta e conoscenza dell’Hiphop che permetta di comprenderne la multidimensionalità. Infatti, al contrario, se rimanessimo sempre chiusi nella nostra singola area/elemento, senza mai visitare altri posti/sezioni, non potremmo mai interagire ed integrare ciò che è diverso, rimanendo consci e consapevoli solo del nostro ambiente isolato, senza la volontà di andare oltre a ciò che già conosciamo. Per questo, prima di tutto, dobbiamo renderci conto che molto spesso ci limitiamo a guardare la realtà/l’oggetto su cui poniamo la nostra attenzione, solamente dal nostro punto di vista, e ciò è estremamente limitante in quanto molto spesso - il nostro punto di vista - lo abbiamo assorbito da altri tendendone, usualmente, a farne una verità. La tendenza umana di far proprie le idee altrui, avviene attraverso una legge chiamata “Legge di Economia” che ha lo scopo di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo, ciò è utile per la sopravvivenza ma non lo è per niente quando si tratta di comprendere veramente una cosa. A ciò partecipa anche l’evoluzione fisica ed educativa attuale (in Italia perlomeno) che ci rende assuntori di modelli più che dei veri pensatori. Il vero pensiero infatti non è formato dal semplice accordo con un’idea o una verità altrui, ma dalla riflessione e dal ragionamento, elementi che richiedono tempo, pazienza e soprattutto volontà. Questi sono tutti fattori verso i quali attualmente non veniamo educati o che, a volte, ci mancano proprio, vedi il fattore tempo all’interno della società odierna. Quindi se il primo step è conoscere, il secondo step nel nostro viaggio verso l’unità è fare un double check per verificare se ciò che abbiamo assorbito come conoscenza è veritiera o meno, o che in percentuale lo sia. E’ necessario per comprendere la multidimensionalità dell’HipHop controllare ciò che abbiamo assorbito e soprattutto come lo abbiamo assorbito, a maggior ragione in una paese -l’Italia- completamente diverso da quello di origine. nota* questo vale a maggior ragione per le generazioni precedenti all’era di internet, che nella loro adolescenza non avevano la possibilità di attingere alle informazioni come lo si può fare ora, dove spesso il passaparola era la via principale di informazione, in un paese che tra l’altro aveva una conoscenza minima dell’inglese. Tutto ciò ha portato a una serie di conoscenze italianizzate e non conoformi alla realtà americana, ovviamente non per volontà ma come situazione figlia delle circostanze. Dobbiamo quindi controllare ciò che abbiamo assunto quando eravamo giovani momento in cui il nostro idealismo è al massimo, mentre la nostra integrazione mentale e la nostra esperienza sono invece al minimo. Infatti,è in questa fascia d’età che la maggior parte delle persone si approccia all’Hiphop, momento in cui il meccanismo -copia incolla- è ancora necessario alla nostra sopravvivenza -quindi nella formazione strutturale dell’individuo- e quindi molto attivo, motivo per cui da giovani i ragazzi tendono molto naturalmente ad avere e creare degli idoli, o a conformarsi a delle regole di gruppo per questioni di appartenenza, in quanto l’adolescente non ha ancora un Io ben strutturato ma lo sta ancora costruendo. Neanche la lucidità emotiva può essere al massimo a quell’età dove la parola d’ordine è seguire ciò che è “figo”, processo che fa sì che il ragazzo venga risucchiato dentro a qualsiasi cosa che lo stimoli in un interesse profondo. *nota (Bisognerebbe sempre ricordare che esotericamente i ragazzi, sebbene siano intelligenti e svegli, non hanno un corpo mentale completo fino all’età di 21 anni, e anche a tale età non è detto che i corpi saranno completamente formati, in quanto questi saranno formati anche in base alle esperienze vissute, per cui potrebbero tranquillamente avere delle lacune) (Alcune ricerche scientifiche mostrano come il cervello finisca di crescere solo intorno ai 20 anni). Questo tende a far crollare i nostri filtri oggettivi. Tendiamo così ad immergerci profondamente nell’oggetto del nostro interesse (amato) senza filtri protettivi, quindi, in realtà, sprofondiamo in esso, assumendolo senza nessun tipo di oggettività. Il problema di questo assorbimento è che avviene inconsciamente non dando possibilità di metabolizzazione e ragionamento, non c’è una profondità reale nell’assorbimento adolescenziale, ma solo una forte e travolgente emozione derivata dalla passione, relegando la persona ad una visione spesso emotiva e monodimensionale legata all’esperienza vissuta e a ciò che questa ha costruito in lui. Il  meccanismo di imitazione, fa parte dell’apparato di coscienza sull’acquisizione delle conoscenze e lo adottiamo sin dall’infanzia per velocizzare il processo di acquisizione di informazioni, è un metodo di conformazione che il sistema fisico utilizza per acquisire e ottimizzare la capacità di sopravvivenza, ma ad un certo punto dovrebbe essere trasformato attraverso l’utilizzo della ragione in qualcosa di più adulto, questo probabilmente è uno degli elementi che è mancato verso una visione unitaria del movimento. Infatti, basterebbe ragionare sulla parola conformazione, ovvero prendere la forma, quindi adeguarsi ad un codice ecc. che è diverso fa formarsi a, ovvero costruirsi, da una parte ci si plasma dall’altra ci si costruisce, ma poi se ciò a cui si conforma si pensa sia vero e poi (per vari motivi) non lo è? Bisogna avere il coraggio e la maturità di cambiare perché comunque se noi l’abbiamo assunto per amore e lo abbiamo fatto nostro è entrato in noi per quanto poco. E se nel 1973 l’Hiphop parte proprio con questa modalità, nel 1974, invece, atterrò sul pianeta Terra un’educatore alla ragione che prenderà il nome e la forma di Cultura Hip Hop, come poi vedremo. Così nel Bronx, in quegli anni, non avendo nessuna guida, nessuna visione positiva nel futuro, nessun diritto reale, il proprio spazio e la propria visione dovevano essere guadagnati ma soprattutto ciò che doveva essere guadagnato era il proprio valore, si formò quindi un veicolo per farlo, nasce così, nel 1973, l’Hiphop, il quale anche se era un buon mezzo, era comunque un veicolo ancora adolescenziale, legato all’evasione dal dolore (una situazione socio-economica, razziale e famigliare catastrofica), e al riconoscimento del proprio valore tra i propri coetanei, un movimento fondato da adolescenti per adolescenti! Per questo la maggior parte della comunità Hiphop che si è avvicinata al tempo, e ancora si avvicina, a questo mondo rientra in quella fascia d’età, e ciò è di fondamentale importanza, perché ci consente di capire a nostra volta molte dinamiche dei primi anni di sviluppo dell’Hiphop, dove l’anticonformismo creava un codice di conformismo per l'auto valorizzazione di sé. Infatti, vuoi o non vuoi, tutti entriamo in questo movimento tramite queste porte: l’evasione dal dolore tramite l’arte e il divertimento -having fun- o la dimostrazione a sé, o agli altri, di essere capaci di fare qualcosa, e quindi di valere qualcosa, di avere un valore personale. Solo alcuni, al tempo, avevano già intuito la multidimensione, la profondità e la potenzialità della Cultura Hip Hop. Quello che invece è cambiato è che, dopo 50 anni dalla sua nascita, ora ci sono al suo interno persone più adulte, più mature, sia pionieri che appassionati che iniziano a comprendere la reale multidimensione di questa navicella spaziale. Queste persone iniziano così a lasciare l’ego da parte (l’ego è l’io che ha bisogno di essere forte, di cosruirsi) e comprendono con lungimiranza e saggezza le varie sfaccettature di questo veicolo, che al tempo solo alcuni avevano compreso. Come ben spiega sempre Yuval Noah Harari:

“In realtà coloro che meglio conoscevano il periodo in questione -cioè le persone che vivevano all'epoca- erano il più all'oscuro di tutti. Il futuro era come nebbia impenetrabile. (...) E’ una regola ferrea della storia: ciò che, col senno di poi, appare inevitabile è invece tutt’altro nel momento in cui si verifica.” Yuval Noah Harari *nota Tratto da pag 297 di “Sapiens da animali a dei, breve storia dell’umanità” Bompiani 2024

Quando sei immerso in una cosa, soprattutto se ne hai bisogno, difficilmente puoi renderti conto del resto soprattutto da adolescente dove c’è l’impellenza di rispondere alle proprie esigenze, ma attualmente una parte della Cultura Hip Hop sta davvero maturando grazie a ricercatori e studiosi anche se la transizione alla visione multidimensionale e totalitaria non è così semplice, in quanto per i più vecchi vanno sradicati vecchi modi di pensare, mentre per i più giovani vale sempre il solito meccanismo ma con la variante di una evoluzione sia del movimento Hiphop che della società attuale sempre più complessa e oppressiva ed esigente già dalla tenera età  che non aiuta, saturando i ragazzi di tutto e di più, creando sempre maggiormente un ulteriore divario e distacco tra le diverse generazioni. Questo rende molto difficile l’educazione o il mentoring della parte matura dell’Hip Hop verso i giovani, anche se c’è e si intravede ultimamente grazie all’avvicinamento di adulti ai canali social dei giovani. E’ ora difficile però per i giovani discernere le informazioni reali all’interno di una marea di informazioni, mentre una volta ce n'erano poche e anche sbagliate, ma  l’Hip Hop è stato sempre un formidabile educatore (non l’Hiphop vedi capitolo 4) insinuando dubbi e domande all’interno della testa a cui dovevi trovare una risposta, per cui la diffusione della sua conoscenza resta per me fondamentale, infatti, la vera conoscenza si acquisisce attraverso il quesito, non il quesito con risposta annessa, ma bensì quello che permette di aprire un mondo da cui la risposta viene ricavata. Come dice Massimo Recalcati “il bravo maestro illumina mondi” e, attraverso la domanda, lascia (la) libertà di ricerca, permettendo una vera attivazione della coscienza. E’ così che nasce la parte educativa dell’Hip Hop nel 1974 dove le Infinity Lessons ed i simboli, mezzi principali dell’educazione nella Cultura Hip Hop utilizzano proprio questo metodo. *nota vedi i capitoli seguenti e il libro “Zulu Nation Italia Works and Knowledge” Hiphopseeds 2022. Questo meccanismo mobilita il corpo mentale e il cervello nella raccolta e trasformazione di dati, così la coscienza si illumina di nuove visioni e mondi. Attraverso questo metodo di ricerca, chi si istruisce, o viene istruito, comprende e vede, mentre chi non lo fa, semplicemente, adotta delle conoscenze, conosce, ma non comprende, qui c’è tutta la differenza tra una visione ampia che raggiunge mondi e una visione che non va oltre il proprio naso. Il meccanismo -copia e incolla- non permette la visione della multidimensionalità (e non potrà farlo) perché la mente non fa un movimento spaziale verso la ricerca di significato -non si muove- ma rimane immobile nel proprio spazio, copiando l’informazione altrui -restando ferma in un monospazio-. Invece, attraverso il ragionamento e la ricerca si inizia ad avere la capacità di guardare con una visione ampia, profonda e multidimensionale, che ci permette di capire che: un oggetto, una questione, o una materia, può avere varie sfaccettature, e che queste non sono per forza giuste o sbagliate, ma, magari, sono semplicemente parti diverse di essa, con diverse funzioni al suo interno. E’ proprio per questo che esistono i vari punti di vista dal quale si guarda l’oggetto, dal quale si vive il soggetto stesso. Questo è il motivo per cui situazioni e persone diverse hanno bisogno di sfaccettature diverse dello stesso oggetto, in quanto rappresentano funzioni, capacità, ed espressioni diverse dello stesso, soprattutto quando si parla di una Cultura così complessa e stratificata come l’Hiphop. Ciò avviene perché la propria esperienza, unica ed individuale, comprende - il proprio stato di coscienza e di approccio alla determinata materia -, per cui la persona vivrà ed entrerà in contatto con la materia a suo modo, - rispetto alla sua storia, e al suo percorso, e anche a ciò di cui ha bisogno in quel momento -, creando così un percorso proprio. Ciò ci permette di muoverci verso l’unità riappacificando quei conflitti iniziali, o per lo meno ci dà la possibilità di comprenderli e quindi costruire una visione di insieme perché sono esattamente queste sottodimensioni (parti) che ne creano la funzione e l’aspetto-forma o esteriore globale, che può essere visto per intero, o attraverso una, o più, di queste parti. Normalmente, quando non riusciamo a comprendere l’insieme da un punto di vista unitario, tendiamo a uniformare il tutto all’interno della forma-pensiero da cui siamo stati assorbiti per risonanza. Quando siamo in questa situazione la nostra visione è ovviamente limitata. Imparare a comprendere e a vedere che tutti hanno bisogno (per un motivo o per l’altro) di un aspetto diverso dello stesso soggetto, ci permette di accettare e vedere le varie versioni dell’oggetto stesso. Questo non prevede l’obbligo di viverle tutte, ma quantomeno la responsabilità di comprenderle (e sottolineo comprenderle! Non solo conoscerle), anche se basterebbe l’umiltà di conoscerle semplicemente per poi reindirizzare a chi le comprende e le studia (nel caso dovesse esserci un insegnamento di queste). Perché è proprio dalla mancanza di conoscenza e comprensione di tutte queste sfaccettature e multidimensioni dell’HipHop che servono ed aiutano l’umanità a diversi livelli e su diversi piani a far nascere i conflitti tra le varie tipologie di HipHop. Invece per l’unità a cui noi aspiriamo sarebbe importante iniziare a comprendere che l’HipHop ha bisogno di questa multidimensionalità e delle sue sfaccettature, iniziando a domandarci: a cosa servono? Che funzioni hanno? Perché esistono? senza perderci nel solito bicchiere d’acqua del chi abbia ragione o meno. Perché se entrassimo in questo loop, sarebbe come se dicessimo: che il lato A di un cubo è il cubo stesso; o che il lato A -è più lato- del lato B dello stesso cubo. Così un organismo come l’essere umano per essere tale e completo necessita di tutte le sue parti comprensive delle loro funzioni, perché è proprio l’insieme di esse che ne regolano e creano la forma e la funzione globale, e che se mancasse una sola di queste, lo stesso corpo o morirebbe (soprattutto per le zone vitali), o la sua funzionalità ne verrebbe irrimediabilmente compromessa, ciò vale anche per la Cultura hip Hop, che è un organismo con una struttura complessissima formato da vari organi con diverse funzioni (vedi capitolo 4). Il passaggio successivo sarà quindi quello di porsi la seguente domanda: può questa forma e funzione globale trovare una visione unitaria e quindi una funzionalità migliore, soprattutto tra le sue parti? Certamente sì, ma per farlo serve un’ampia visione oggettiva, servirebbe la conoscenza e la collaborazione di tutte le sue componenti, le quali permetterebbero di riconoscere le altre parti, di rispettarle e di integrarle, realizzando così una visione globale d’insieme ed una visione sistematica, non solo evolutiva, ma anche organizzativa e funzionale, per la sua evoluzione e miglioramento. Questo può avvenire perché quando la visione diventa profonda, ampia e oggettiva, il nesso diventa chiaro, e nella chiarezza si colgono tutti i punti d’evoluzione della situazione compresi quelli presenti, passati e futuri. Allo stesso modo è possibile cogliere anche le problematiche e le eventuali risoluzioni. A questo punto il senso e l’evoluzione reale delle energie che stanno alla base di un movimento globale come l’HipHop diventano chiare, in quanto un’ampia visione permette di unificare la visione intera e interna dell’HipHop. Perchè qui non si tratta di chi ha ragione ma di ragionare per una visione multidimensionale comune, perché quando c’è comprensione c’è rispetto, e se c’è rispetto c’è condivisione. Per questo l’unione di visione è data dalla comprensione della multidimensionalità dove le dimensioni vengono comprese dal ragionamento oculato sulla storia, lo spazio, il tempo e le loro funzioni, consentendo la visione della mothership e del suo scopo. Ciò consentirebbe di creare delle coordinate future create dalla comprensione dei ruoli delle parti secondo le caratteristiche cooperando insieme per un futuro collaborativo. I conflitti interni del mondo Hiphop non sarebbero più motivo di guerre fratricide ma sarebbero il punto di incontro  e di comprensione delle esigenze altrui, nonché il fulcro delle collaborazioni per il riconoscimento dei punti di forza altrui. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che la multidimensionalità dell’HipHop nasce da esigenze d’espressione diverse, se non esistessero queste esigenze nelle persone e nell’umanità, l’HipHop non sarebbe mai atterrato su questo pianeta e sarebbe rimasto nel mondo degli archetipi. Se invece le esigenze sarebbero state diverse, anche la forma dell’Hiphop sarebbe stata diversa, non esiste una forma che non sia funzionale al suo scopo, la forma e la funzione vanno sempre a braccetto e questo è ciò da cui bisogna partire per comprendere realmente la nostra nave madre.

Ps: ricordo che in questo libro la parola HipHop è sempre associata al movimento globale comprensivo di tutti gli elementi: Writing, Breaking, Djing, Mcing, Knowledge, Beatboxing, Streetfashion, Street Entreprenuism, Street Language, Health and Wellness e mai al solo rap o alla sola danza, i quali hanno i propri nomi specifici che sono diversi da quelli della Cultura. Uno dei danni più grossi mai fatti alla Cultura Hip Hop è stata quella di confondere il suo nome con quello di alcune sue discipline. L’utilizzo inappropriato e non consapevole dei termini legati alle varie discipline è stato il maggiore attivatore di divisioni e dispute all’interno dell’Hip Hop, in un’ottica futura di unità tutte le componenti dell’HipHop dovrebbero conoscere e utilizzare un linguaggio comune e concordato.